I miei Vinili - SCALEX SANREMO

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I miei Vinili

Musica
Una Pagina dedicata ai "miei vinili", quelli che mi sono stati compagni di avventura dal 7/70 ad oggi. A sinistra foto del 1986 a 16 anni al mixer in una Radio a Sanremo... e poi tante ore fra i Technics alle feste ed in discoteca...
W i Vinili !

Il ritorno del "vinile", è come "Ritorno al Futuro". Ho già dedicato nella pagina Teksonor (il mio giradischi restaurato) alcune considerazioni sui "dischi neri" ed a lì vi rimando...
Per questa pagina, dopo avere ricatalogato centinaia di 33/45 giri, guardato in Tv l'omonimo programma di Riccardo Rossi, mi son detto ed ora, "quali sono i miei migliori vinili" ?
Scelta durissima, fatta di esclusioni "dolorose", con un'ulteriore regola, nella scelta uno solo per artista, onde evitare di ritrovarmi un'imbarazzante discografia dei miei amati Depeche Mode... la scelta è in trasformazione, non sono in ordine di classifica, son partito con 10 sono a quota 12 e mi vorrei fermare così... uno al mese...


Depeche Mode ‎
Violator

Etichetta: Mute ‎– CD Stumm 64
Anno:  1990
Stile: Synth-pop


1 World In My Eyes 4:26
2 Sweetest Perfection 4:43
3 Personal Jesus 4:56
4 Halo 4:30
5 Waiting For The Night 6:07
6 Enjoy The Silence 6:13
7 Policy Of Truth 4:55
8 Blue Dress 5:42
9 Clean 5:28
Se dovessi portare via con me un unico vinile, la scelta ricadrebbe su "Violator": il Disco !
Come scritto nella "prefaZione", omaggiare un solo lavoro dei DM è stata impresa ardua, ma è altrettanto vero che Violator, pur non includendo il singolo che reputo il migliore in assoluto della loro produzione ("Walking in my shoes"), sia a tutti gli effetti il più completo, il meglio prodotto, la miglior sintesi di quanto volessero esprimere, non dimenticando che per buona parte fu realizzato a Milano negli studi dei fratelli La Bionda. Un esempio? il "tum-tum" di Personal Jesus non è altro che i pestoni che Fletch impresse sulle scale dei "Logic Studios". Si avvalsero del meglio della tecnologia esistente agli albori dei '90 e dei migliori personaggi della scena musicale fra cui Flood (produttore) Francois Kevorkian (mix) e Pino Pischetola (ingegnere del suono). Violator è per i DM una specie di greatest hits: "Enjoy the Silence", "Personal Jesus", "Policy of truth" e "World in my eyes" i singoli. E' un classico che dovrebbe entrare di diritto in ogni discoteca che si rispetti, perchè è il manifesto del genere synth.pop.
The Blow Monkeys
She Was Only A Grocer's Daughter


Etichetta: BMG
Anno: 1987
Stile:Pop Rock, Funk, Soul

1 It Doesn't Have To Be This Way 4:00
2 Some Kind Of Wonderful 3:33
3 Out With Her 4:40
4 How Long Can A Bad Thing Last 4:07
5 Man At The End Of His Tether 4:00
6 Rise Above 4:53
7 The Day After You 5:00
8 Checking Out 4:58
9 Don't Give It Up 5:46
10 Cash 6:01
11 Beautiful Child 3:50
E' un altro disco che ho ascoltato centinaia di volte e racchiude una parte della migliore produzione dei Blow Monkeys. Un gruppo che ha sicuramente raccolto meno di quanto potesse esprimere e come ho descritto nella pagina a loro dedicata, in Italia è rimasto di nicchia. La scelta di "She was only a groucer's daughter" è ricollegabile al periodo nel quale frequentavo le radio private, il loro album precedente aveva un paio di buoni singoli, questo funzionò un pò come un "concept album" con un unico denominatore politico: la dura posizione di Robert Howard aka Dr. Robert, contro il Governo di Margaret Thatcher. Ci sono canzoni molto belle in perfetto stile fine anni'80 mixando a dovere il "glam-pop" ed alcuni rimandi ai primi lavori di Bowie. Contiene "it doesn't have to be this way" forse il loro singolo di maggior successo, sebbene credo che "This is your life" (intro cover a destra) sia la loro migliore canzone.
Ho scelto questo album perchè i successivi, furono per certi versi più sperimentali, dal genere "house-garage" una dance lontana anni luce da questi primi lavori, a quelli etnici che portarono allo scioglimento del gruppo, prima della loro reunion e la loro nuova vita artistica.
Numerosi i singoli estratti come 7" o 12", particolare "Out with her" di ispirazione ballad alla George Michael, di cui il suo autore, la definisce "un brano imposto, il punto + basso della mia scrittura".

Duran Duran ‎
Notorious

Etichetta: EMI Parlophone ‎
Uscita: 1986
Stile: Pop  Rock, Synth-pop


1 Notorious 4:18
2 American Science 4:43
3 Skin Trade 5:57
4 A Matter Of Feeling 5:56
5 Hold Me 4:31
6 Vertigo  4:44
7 So Misled 4:03
8 "Meet El Presidente" 4:19
9 Winter Marches On 3:25
10 Proposition 4:57
"Notorius" è finito per terzo e di sicuro non è sul podio dei miei preferiti, tant'è ero in dubbio se inserirlo, ma una volta stilata questa personale classifica, mi sono trovato davanti tutti lavori degli "eighties" e potevo non includere il gruppo che meglio ha rappresentato quel periodo ? I Duran Duran allora bistrattati da una certa critica, oggi sono stati ampliamente rivalutati, anche se a mio giudizio sono rimasti confinati nelle band revival-vintage. Oggi Simon Le Bon ha 60 anni... Veniamo al disco: ero al bivio, fra "Rio" e "Notorius", alla fine ho scelto questo che prende il nome da un film di Hitchcock, al quale si ispira  ("Vertigo" ed "Hold me"-Rope fra le canzoni). La band a novembre 1986 si presenta come un trio, perde Andy Taylor alle chitarre e Roger Taylor alle batterie, ma acquista alla produzione quel genio assoluto di Nile Rodgers che confeziona un album spiccatamente "funky" includendo e migliorando la novità del Synclavier, il nonno dei campionatori. Con una serie di "copia-incolla" nasce così il caratteristico "No-no-Notorius" della title track. L'album ha canzoni memorabili come "Skin Trade" (in falsetto pre-Prince), "A matter of feeling", una ballata in stile Durans, "American Science","Proposition" e "Vertigo".

The Style Council
Café Bleu

Etichetta: Polydor
Stile:Soul-Jazz, Lounge, Soul
Anno: 1984


1 Mick's Blessings
2 The Whole Point Of No Return
3 Me Ship Came In!
4 Blue Café
5 The Paris Match
6 My Ever Changing Moods
7 Dropping Bombs On The Whitehouse
8 A Gospel
9 Strength Of Your Nature
10 You're The Best Thing
11 Here's One That Got Away
12Headstart For Happiness
13 Council Meetin'
Se c'è un progetto musicale che mi manca è quello degli Style Council... eleganza, soul-pop music, rimandi al jazz sono gli ingredienti di questo duo composto da Mick Talbot e Paul Weller. Fondando gli Style Council, Paul fa compiere un'inversione netta alla sua produzione musicale: leader dei Jam, band punk rock proletaria, si trasforma in una sorta di dandy sofisticato, ripercorrendo un sound stile Motown.Vengo a conoscenza degli Style Council per "imposizione",  il loro e.p. di debutto "Introducing..." mi viene fatto recapitare a casa dal negozio di dischi dove passavo ore ed ore nel dopo scuola. Ad anni di distanza posso solo ringraziare chi con lungimiranza me li fece conoscere . "Cafè Blue" è un album integro, non vi è nulla da skippare, ti deve piacere in blocco; il lato A è più spiccatamente jazz/soul ed il B sfiora il lato più pop della Band. Al suo interno "You're the best thing", una delle più belle canzoni della storia planetaria. Ma nel vinile troviamo autentiche gemme come "Paris Match" (qui interpretata dalla solista di "Everything but the Girl"), "My ever changing moods" "The whole point of no return" e tutto il resto non scende dal 8 pieno ! Paul Weller oggi è uno dei solisti più acclamati in UK,  un'autentica icona del Brit-Sound "modfather",  peccato che personalmente reputo che le sue vette artistiche le abbia raggiunte in coppia con Mr.Talbot.
Spandau Ballet
Parade

Etichetta: Chrysalis
Stile:New Wave, Synth-pop
Anno:1984


1 Only When You Leave 5:09
2 Highly Strung 4:10
3 I'll Fly For You 5:35
4 Nature Of The Beast 5:14
5 Revenge For Love 4:20
6 Always In The Back Of My Mind 4:28
7 With The Pride 5:30
8 Round And Round 5:30
Inserendo i Durans, quasi d'obbligo va dato uno spazio agli Spandau Ballet, che con loro hanno condiviso un decennio di successi negli '80. Gli Spandau iniziarono cavalcando l'onda della new-wave per poi virare verso il "new romantic": suoni più morbidi e generalmente più inclini al Pop-commerciale. "True" e "Through the Barricades" oltre ad essere i migliori brani della loro carriera, sono pure titoli dei rispettivi album. Io ho scelto "Parade" che si trova temporalmente nel mezzo dei sopracitati lavori: lo reputo il loro album più maturo, quello della definitiva consacrazione che contiene pezzi molto piacevoli come "Only when you leave", "I'll fly for you" (presentati al Sanremo 1985), "Highly Strung" e "With the Pride". Gli Spandau Ballet sono entrati nella Storia, ma hanno per lo più passato il loro tempo fra tribunali a litigarsi royalties e diritti. "Through the Barricades" il loro masterpiece, da il via alle carte bollate. Prima fra loro e la casa discografica, tant'è l'album uscirà con oltre un anno di ritardo, poi fra loro con sgambetti reciproci... dopo 15 anni la Reunion ma certi dissapori si sono ormai sedimentati e nel 2018 l'abbandono del carismatico e per me insostituibile front man Tony Hadley.
Pink Floyd ‎
The Dark Side Of The Moon

Etichetta: Harvest
Stile:Prog Rock, Psychedelic Rock
Anno: 1973


1 Speak To Me
2 Breathe
3 On The Run
4 Time
5 The Great Gig In The Sky
6 Money
7 Us And Them
8 Any Colour You Like
9 Brain Damage
10 Eclipse
Cosa posso aggiungere al disco più acclamato della storia Rock (che poi "rock" non è...) ? Uscito nel 1973, è ancora oggi il vinile di maggior vendita anno su anno in Amazon... io, ci sono arrivato tardissimo. Conoscevo i Pink Floyd per aver comprato ad 8 anni la musicassetta di "The Wall", ma per me allora non fu di certo epico, troppo complesso mi bastava "Another brick in the wall"
Oggi amo sia quel lavoro che "Dark Side of the Moon" che ho ricevuto da mio figlio al rientro da un mese a Bournemouth in UK, in una splendida versione a 180gr. Come ho scritto prima, io NON posso aggiungere nulla se non le mie impressioni: al primo ascolto mi ha lasciato un pò perplesso. Questo è il miglior disco della produzione rock ? Spiazzante!  Ascolto dopo ascolto, è stato un crescendo fra le sue tracce ipnotche, ognuna a rappresentare gli stati dell'animo umano: mi ha letteralmente conquistato, diventando anch'io un piccolo portavoce di questo capolavoro da tramandare. E' stato uno dei primissimi lavori ad introdurre registrazioni fatte all'esterno e per così dire "campionate" con i relativi mezzi tecnologici di 45 anni fa... la canzone "Money" che apre il lato B è iconica fra i singoli della Band, che riesce in 8 tracce, fra cui alcune squisitamente strumentali a compiere un capolavoro. Un classico assoluto, che vale l'intera discografia dei Pink Floyd.
Rockets
Plasteroïd


Etichetta: Rockland Records ‎
Anno:1979
Stile: Space Rock, Electro Rock


1 Electric Delight 5:10
2 Astral World 4:35
3 If You Drive 5:00
4 Legion Of Aliens 3:35
5 Anastasis 4:30
6 Cosmic Feeling 5:45
7 Atlantis Town 4:22
8 Back To Your Planet 4:10
E' stato il mio primo amore musicale! Allora venne definito come "Space-Rock", i francesi Rockets che ottennero un clamoroso successo commerciale nella sola Italia, furono trattati allora più come un fenomeno di costume (da baraccone) che non musicale. Sebbene proprio l'aspetto sonoro che li ha caratterizzati fu di assoluto rispetto ed avanti "anni luce".
In Italia il loro successo lo si deve a Maurizio Cannici, discografico della CGD che li vide ad un Festival musicale a Cannes e volle con lungimiranza portarli in Italia dove negli "anni buoni" '78, '79 ed '80 fecero una serie di tour capillari per la penisola. "Plasteroid" con il singolo "Electric delight" ne decretò l'assoluto successo popolare, virarono verso un sound più Europeo, testi unicamente in lingua inglese rispetto ai precedenti "Rockets" ed "On the road again" prodotti spiccatamente made in France. La particolarità di "Plasteroid" è che praticamente tutte le canzoni furono cantate dal bassista Gerard L'Her, tranne una lasciata al chitarrista Alain Maratrat; nell'immaginario collettivo e nella logica, i brani sarebbero dovuti essere interpretati dal cantante e frontman Christian LeBartz. Oltre al singolo "Electric delight", uno dei maggiori successi dei francesi, all'interno si trovano brani eccellenti quali "If you drive" "Astral World" "Cosmic Feeling". Presente l'immancabile brano instrumental, come in quasi tutte le produzioni anni '70. Pure il successivo "Galaxy" fu un album eccellente, che ripercorse analogo successo. Le discutibili scelte produttive successive unite ad un sintomatico calo di qualità compositiva, ne decretarono l'incontrovertibile discesa...
Simple Minds ‎
New Gold Dream (81-82-83-84)


Etichetta:Virgin
Anno: 1982
Stile: New Wave, Synth-pop



1 Someone Somewhere In Summertime 4:35
2 Colours Fly And Catherine Wheel 3:49
3 Promised You A Miracle 4:26
4 Big Sleep 4:59
5 Somebody Up There Likes You 4:58
6 New Gold Dream (81-82-83-84) 5:40
7 Glittering Prize 4:33
8 Hunter And The Hunted 5:54
9 King Is White And In The Crowd 6:57
Considerato come uno dei primissimi lavori dei Simple Minds,  “New Gold Dream”  è il quinto album in ordine di tempo; è di sicuro quello che è riuscito  da subito a mettere insieme un ottimo giudizio della critica con un eccellente riscontro delle vendite.  Fra la loro produzione la scelta non è stata affatto facile, nel podio dei candidati c’erano pure “Once upon a time” del 1985 e “Street fighting years” del ’89, album se volete più maturi, con la band nel pieno del successo, ma è proprio “New Gold dream” che gli permise di svoltare drasticamente pagina, diventando uno degli album che meglio ha caratterizzato la “new wave” britannica degli ’80.  La Band scozzese alla fine del 1982, quando uscì l’album, ebbe la migliore line-up: Jim Kerr e Charles Burchill (che attualmente vivacchiano con il loro repertorio rimaneggiato e corretto) alle ottime tastiere di McNeil che il più delle volte danno spessore al riff delle chitarre, ma soprattutto la parte ritmica affidata al batterista Mel Gaynor che fece fare l’auspicato salto di qualità. “New Gold dream” oltre alla canzone medesima che apre il lato b, contiene ulteriori singoli di assoluta presa “Someone, somewhere in Summertime” , “Promised you a miracle” (primo singolo), e “Glittering Prize”, una canzone che ancora oggi è nella mia “dream-list” per i ricordi che si porta dietro.  Oltre ai singoli da citare “Hunter and the Hunted” con Herbie Hancock alle tastiere come guest star, un album che in 9 tracce, non delude in nessuna di queste.
Oggi i Simple Minds pur ripetendo esperimenti che strizzano l’occhio a quelle sonorità, non sono riusciti a coglierne lo spirito.
The Smiths ‎
The Queen Is Dead


Stile:Indie Rock
Anno:1986
Etichetta: Rough Trade


1 The Queen Is Dead 6:23
2 Frankly, Mr. Shankly 2:17
3 I Know It's Over 5:48
4 Never Had No One Ever 3:36
5 Cemetry Gates 2:39
6 Bigmouth Strikes Again 3:12
7 The Boy With The Thorn In His Side 3:15
8 Vicar In A Tutu 2:21
9 There Is A Light That Never Goes Out 4:02
10 Some Girls Are Bigger Than Others 3:14
Il titolo originale doveva essere "Margaret on the guillottine" tanto per omaggiare il Primo Ministro Margaret Thatcher, ma spinti a tanto perchè non disturbare la Regina con un emblematico "The Queen is Dead" preso a prestito da un romanzo di fine anni '60 ? E' un disco che a pieno titolo viene inserito dalla rivista "Rolling Stones" fra i migliori di sempre e sebbene non ritenuto tale dagli stessi Smiths, lo è stato, per pubblico e critica. Johnny Marr alle chitarre compone la musica, Morrisey canta e scrive le liriche, per molti più poesie che semplici testi per canzoni, tant'è prima la band ed oggi lui,  come interprete solista,  sono considerati in Inghilterra delle proprie glorie nazionali. Gli Smiths a dispetto della loro breve longevità artistica, dovuta in particolar modo ai caratteri non proprio concilianti dei due menzionati, hanno avuto però la capacità di rappresentare a metà degli anni '80 quel panorama musicale underground, lontanissimo dal glamour della Brit-Pop dominante nel mondo. Rough trade, il negozio nella periferia di Londra, è la loro etichetta indipendente ed è rimasta fino ai giorni nostri il marchio della musica fuori dagli schemi commerciali. "The Queen is Dead" oltre al brano omonimo composto da Marr in età adolescenziale, (forse il meno riuscito dell'intero lavoro), contiene brani epici come "Bighmouth strikes again", diventato un brano danzereccio sebbene non ne abbia assolutamente i connotati, "The boy with the thorn in his side" fu il primo brano inciso ed uscì  come singolo.
E' un disco che a me piace moltissimo e che contiene "There's a light that never goes out" quella che reputo la loro migliore canzone ed una delle migliori della storia musicale.


STING ‎
Nothing like the Sun


Stile: Soul-pop, jazz
Anno:1987
Etichetta: A&M

Un po' a sorpresa ho visto che nella mia discoteca ci sono i dischi dei Police, ed alcuni lavori solisti di Sting, fra cui spiccano per qualità i primi due. Il personaggio Sting, fra le numerose apparizioni televisive ed interviste, non è che desti in me particolare simpatia (chiedere a Linus di Radio Deejay suo fans dal debutto che in una lunga intervista mai gli rivolse direttamente la parola). Devo però riconoscere a pieno titolo che Sting quale artista ha scritto alcune pagine musicali essenziali, con le quali ci campa ancora oggi egregiamente, e non è solo questione di diritti d'autore.. "Nothing like the Sun" che segue il primo album solista, è un disco favoloso, un'opera d'arte, suoni e testi ricchi di emozioni ed ancora oggi è uno dei pochi dischi che fa venire la pelle d'oca. Le tinte Jazz e cupe sono dovute a due fattori che hanno segnato la produzione del disco: il lutto per la scomparsa della madre, e la presa di coscenza delle privazioni umane inflitte alle popolazioni dai regimi dell'America latina ove Sting andò per un tour promozionale. Difficilissimo consigliare qualche traccia, l'album prende colorazioni diverse a seconda degli stati d'animo, forse la meno efficace è proprio il singolo "We'll be together" che male si amalgama con un lavoro così raffinato. Un personale ricordo, il primo ascolto di questo capolavoro con il mio walkman in un viaggio scolastico verso Milano, estraniato da tutto e tutti... Lo Sting di oggi vive di luce riflessa, già il successivo Soul Cages" è forse, traducendo il titolo,  la gabbia della sua anima, obbligato ad uscire per la contabilità della casa discografica, ma ad oggi con un passivo di 30 anni sulle spalle come vuoto creativo.
Talk Talk
The Colour of Spring


Stile: Art Rock - New Wave
Anno: 1986  
Etichetta: EMI


1 Happiness Is Easy
2 I Don't Believe In You
3 Life's What You Make It
4 April 5th
5 Living In Another World
6 Give It Up
7 Chameleon Day
8 Time It's Time
Uno dei dischi più belli della mia collezione, comprato dopo i successi di "It's my life" e "Such a shame", caricato a molla per aver conosciuto  durante il Festival del 1986 (vedi foto) Mark Hollis, leader dei Talk Talk scomparso prematuramente il 25 febbraio del 2019. "The Colour of Spring" è un vinile che ho apprezzato in pieno con il passare degli anni, nell'anno della sua uscita furono i singoli di pura new wave ad attirarmi maggiormente. Oggi fa effetto pensare alla notevole quantità di musicisti di spicco che parteciparono all'incisione: su tutti per fama Steve Winwood all'organo e David Rhodes alla chitarra, che non sono un semplice fiore all'occhiello, ma donano ai brani maggiore apertura e calore. Il singolo di lancio é la percussiva, oscura e insistente "Life's What You Make It", un successo.
I brani che si differenziano maggiormente dal recente passato però sono altri: l'apripista "Happiness Is Easy", mascherata inizialmente da docilepop-rock venato di blues, si tramuta in maniera imprevista in una canzone sospesa e dalla forma libera, grazie all'uso sontuoso degli archi e a un inaspettato coro di bambini che duetta con Hollis a fine ritornello.
Poi ci sono "I Don't Believe In You", una malinconica a trasognata ballata, e due pezzi dove si manifesta più chiaramente l'ingresso di forme jazz libere, "April 5th" e "Chameleon Day". Quest'ultimo è un brano breve quanto magico. Imperniato quasi esclusivamente sulla voce e sul piano di Hollis, si presenta come poco più di due minuti di rarefatta e fragile musica, ma quel momento, al minuto 2:18, dove Hollis anticipa con un filo di voce la frase finale del brano, ecco in quel momento si apre una finestra sul futuro prossimo venturo della band, si sprigiona tutta la sensibilità unica e non riducibile di Hollis, che si mette in evidenza come un interprete unico. La sua voce esprime sempre una sofferenza consapevole, a volte disperata ma non per questo priva di volontà. E i suoi Talk Talk sono un gruppo che ormai è in grado di stare, oltre che da soli in piedi, su un piano differente, più in alto.
Simply Red
Picture Book


Stile:Rhythm & Blues, Soul
Anno:1985
Etichetta: Elektra

1 Come To My Aid 4:04
2 Sad Old Red 4:32
3 Look At You Now 3:02
4 Heaven 4:33
5 Jericho 6:04
6 Money's Too Tight (To Mention) 4:14
7 Holding Back The Years 4:28
8 Red Box 3:55
9 No Direction 3:40
10 Picture Book 5:48
Concludo questo viaggio fra i miei vinili preferiti con i Simply Red: anche quì i dischi da riascoltare per la scelta mi hanno messo in difficoltà, per lo meno i primi lavori. Alla fine l'ha spuntata "Picture book" il primo del 1985, quello che vide la formazione originale e quella che riuscì a produrre un album del genere, soul-pop-funk-jazz insomma una quantità di bella musica... e poi viene da chiedersi perchè non ne escono più di gruppi così ? I Simply Red negli anni sono diventati Mike Hucknall il suo vocalist e leader o meglio Mike Hucknall è diventato i Simply Red, con vari turnisti, validissimi musicisti, che si alternano con il nome della Band originaria. Il loro album di debutto parte dal singolo che ce li ha fatti conoscere "Money'$ too tight", una cover, una delle tante che i Simply Red hanno re-interpretato migliorandola. Mi viene in mente ad esempio "It's only love" di Barry White, brano modesto ma che con il sound impresso dai Semplicemente rosso, raggiunge una caratura memorabile."Picture book" è un album di debutto pazzesco, coglie i favori della critica, vince Grammy e scala le classifiche mondiali. "Holding back the years" struggente ballata, si piazza al primo posto di Bildboard, nell'album ci sarà spazio per altri singoli come "Come to my aid" e "Jericho" (scritta da David Byrne).  E' un altro di quei dischi che bisogna avere, anche solo per i primi due singoli che sono stati definiti dalla critica "essenziali".
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